“Gli Architetti e Ingegneri Iitaliani  in Russia (le opere)”

 

Soggetto del docudramma del regista Gino Pitaro

 

 

Il presente docudramma è un viaggio nell’arte che è opera di artisti di origine italiana in Russia, ed è un percorso estremamente interessante che si è realizzato partendo da un dato di fatto: la storia degli italiani che hanno progettato e costruito opere architettoniche in Russia è una “vicenda ricca” e poco conosciuta. Quando si dice così si intende affermare che in “quelle terre” i nostri artisti hanno realizzato capolavori di fronte alla cui bellezza si “inchina” tutto il mondo. Dopo una panoramica sugli albori e le origini dell’architettura dell’ex unione sovietica si comincia a passare in rassegna in ordine cronologico la vita e le opere dei singoli artisti, con degli “inserti” di dramma o fiction realizzati secondo un taglio cinematografico, che riguardano alcuni aspetti salienti, caratteristici o importanti della vita dei singoli architetti che sono nell’ordine: Aristotele Fioravanti, Marco Ruffo e Pietro Solari (fine 1400), Domenico Trezzini, Bartolomeo Rastrelli (rispettivamente prima e seconda metà del 700), Giacomo Quarenghi (fine 700 e inizio 800). Carlo Rossi, Domenico Adamini e Domenico Gilardi (800). Si aggiunga anche il contributo importante a Pietroburgo di Rinaldi Antonio verso la fine del 1700.

Di questi architetti non solo viene descritta minuziosamente il loro lavoro attraverso le varie inquadrature, ma appunto, attraverso degli intermezzi recitati, fruiamo di alcuni episodi della loro esistenza. Per esempio: di Fioravanti vediamo mentre si dedica ad alcuni lavori ed esperimenti. poi c’è l’incontro ed il dialogo con il capo mastro. Di Marco Ruffo e Pietro Solari siamo coinvolti nei loro episodi di vita rispettivamente con un discepolo e con un’amante, poi c’è il loro vicendevole incontro a Mosca con la nomina ad architetti di corte; riguardo Trezzini abbiamo modo di seguire il suo viaggio avventuroso in Russia, la sua intensa vita fatta di quotidianità, vita familiare, progetti, insegnamenti, drammi; Carlo Rossi lo seguiamo nel suo colorito dialogo a Napoli con un suo amico architetto. Questi sono solo alcuni degli aspetti di “vera finzione” attenta all’aspetto documentario del film in questione. Ne vediamo diversi altri, spesso accompagnati dalla voce off e che rivolgono una cura costante all’ambientazione, ai costumi ed ai dettagli. Questi inserti, che sono in tutto ventiquattro, contribuiscono decisamente a rendere questo documentario piacevole come un film per il cinema o la tv…E questa è appunto la natura del docudramma o docufiction, che ci ha regalato spesso grandi capolavori. Senza dimenticare che la parte descrittiva delle opere in questione è tutt’altro che noiosa, anzi lo spettatore sarà “abbagliato” da tanta bellezza (la cronologia delle opere va da pag.58 a pag. 60 della sceneggiatura). Per dare un assaggio di tanta meraviglia che osserveremo abbiamo inserito alcune immagini dei palazzi, delle chiese, dei palazzi e dei progetti che filmeremo.

Si rammenta, a scanso di equivoci, che ovunque vi è scritto voce narrante questa significa anche “voce off” e talvolta è contemporanea anche a qualche inserto di “fiction” che poi sfuma sulle inquadrature delle opere stesse. Tutti i testi descrittivi sono voce narrante (voce off).

Si potranno rendere utili in corso d’opera alcune limature e sfumature leggermente diverse, e comunque secondarie, da quelle descritte nella sceneggiatura, ma al solo scopo di arricchire di documentazione audiovisiva la realizzazione del docudramma. Insomma, la sceneggiatura è uno specchio fedele e preciso di ciò che realizzeremo, ma tradiremmo la natura documentaria del lavoro stesso se non coglieremmo le occasioni che ci capitano di arricchire questo lavoro o di migliorarlo in corso d’opera, se fosse necessario, senza in alcun modo cambiare nulla di ciò che abbiamo scritto o fare aggiunte inopportune e fuori dagli schemi già delineati.

Ad integrazione di questo breve soggetto è necessario leggere le prime due pagine di sceneggiatura e la relazione artistica. Poi, per conoscere tutto ciò che gireremo, e le bellezze artistiche e architettoniche che porteremo agli occhi del grande pubblico è importantissimo leggere la sceneggiatura con attenzione, “abbandonandosi” a questo tipico e bellissimo viaggio nella storia dell’arte così poco conosciuta, specialmente dal grande pubblico, anche quello che spesso va ai musei ed alle mostre.

 

Lo sceneggiatore, Gino Pitaro.

 

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