punto elenco Foto Album
punto elenco Sceneggiature
punto elenco Documentari
punto elenco Soggetti
punto elenco Relazioni Artistiche
punto elenco Saggi
Blog Young Lions
Cinema (29)
Cortometraggi (7)
Cultura e Società (28)
Letteratura, Arte, Musica, Cinema (37)
News (22)
Ufologia e Frontiere della Ricerca (34)

Gli interventi più cliccati

Ultimi commenti:
In base alle nuove a...
31/08/2010 @ 10:38:01
Di Fulvio
Grazie Luca del tuo ...
14/03/2010 @ 15:49:41
Di Gino Pitaro
Ecco quanto pubblica...
14/03/2010 @ 13:02:40
Di luca pagni
Cerca nel Blog

Ci sono 6 persone collegate
Pagina iniziale Sito preferito Chi siamo Contatti News Links

Blog Young Lions

Young Lions

Blog aperto a tutti

Young Lions Blog

 Home Page : Articolo
QUEL PASTICCIACCIO DI RIACE MARINA, DI GINO PITARO
Di Ginux (del 07/01/2010 @ 16:44:48, in Cultura e Società, linkato 212 volte)

(a sinistra Stefano Mariottini a Briatico VV, negli anni 80, sembra un personaggio dei film di Carlo Verdone; a destra ANTONIO ALI', facente parte del gruppo di ragazzi che per primi denunciarono la scoperta)

La storia del ritrovamento dei Bronzi è molto poco chiara alla luce della ricerca del Prof. Braghò, di cui ci sono sviluppi poderosi, sia in termini quantitativi che di qualità dell’impianto documentale. Io stesso ho avuto la possibilità di saggiarne in qualche modo l’incisività delle ulteriori ricerche, che saranno presenti in parte in un volume che il professor Giuseppe ha scritto con rigore, con ulteriori incisivi approfondimenti e ricerche, edito da Pellegrini Editore; www.pellegrinieditore.it (Facce di bronzo, personaggi e figuranti di Riace)

C’è innanzitutto, a mio avviso, una considerazione importante da fare: le università sono piene di accademici, gran dottori e baroni, che spesso giudicano con severo cipiglio coloro che adoperano un linguaggio non ortodosso, pur facendosi capire, perché usano un lessico o terminologie inappropriate per definire uno stilema, una caratteristica relativa ad un’ opera d’arte o ad un’antichità, ebbene, tutto ciò se rivolto alla dinamica del ritrovamento e del recupero dei “Bronzi di Riace” scompare, e il cipiglio di importanti dottori si stempera in affermazioni come “dialettica della situazione”, “sfumatura”, “errori possibili” o frasi come “considerare la complessità”, “avere cura di vedere altri lati della faccenda” (frase ambigua per antonomasia). Fermo restando l’assoluta importanza di un uso corretto della lingua e denunciando un imbarbarimento del lessico, scopriamo, come “Alice nel paese delle Meraviglie”, che ciò che è impossibile per gli studenti e nel dibattito indolore fra cattedratici, diventa invece possibile per i “Bronzi di Riace” e in ogni situazione scomoda, quindi è possibile confondere “gruppo di statue” con “due”, “braccia aperte” con quelle riposte in posizione, incrostazioni con superfici prive di queste, posizione di fianco con quella prona, per non parlare delle gravi difformità che sono pertinenti alla cultura del diritto, alla logica dei fatti ed a molto altro. Improvvisamente cattedratici blasonati diventano timidi e prudenti, e si rinnova attraverso di loro il “prodigio” di non capire, come in un paese che è erede di tante tradizioni storiche e culturali, possa passare una così grande distanza dall’armonia classica e che imperi invece una certa pusillanimità. Se fosse stata una situazione “non protetta”, la genesi e la gestione della scoperta dei bronzi avrebbe comportato così tanti guai per le persone coinvolte, fino alla soglia delle “patrie galere”. Se a tutto ciò si aggiunge il fatto che, facendo una comparazione con altri atti relativi a ritrovamenti di reperti secondari in quegli anni da parte della stessa soprintendenza, si scorge invece un adeguato modo di procedere e una corretta registrazione degli eventi, vengono demolite le già deboli pretese di errori procedurali o dovuti alla “concitazione” nell’agire di fronte ad un ritrovamento. Scusanti che, perdonate la ripetizione, non valgono per qualsiasi cittadino onesto o che non faccia parte di qualche casta.

Non si può certamente sostenere che basti essere un grecista o latinista per dirsi erede di tanta bellezza antica, nel senso non estetizzante del termine, infatti questa “vive” non troppo di rado in persone che non si possono definire “cultori delle antichità” o “archeologi”. Vive nei gesti, nello stile di vita, nel pensiero e in tante altre cose anche in persone “non colte”, nel senso comune e talvolta deviato che usiamo dare oggi alla parola "colto". Ogni epoca ha i suoi Epigoni e ognuno è “epigone” di qualcosa. Non si illudano troppo alcuni professori, perché anche se sono in grado di fare citazioni erudite, talvolta quella “bellezza” che celebrano e decantano non vive in loro, neanche lontanamente.

Per capire cosa significhi veramente “culto dell’antico”, potremmo giungere, nel solo mondo occidentale, fino a Goethe e dire tante altre cose; si aprirebbe un dibattito interessante. Riguardo all’aspetto del ritrovamento bisogna aggiungere che, per stessa ammissione dei ragazzi di allora, viene da essi stessi osservata una boa, corredo del Mariottini, che marcava un punto. Segnalare un punto non significa avere la prova di essere i primi ad aver visto qualcosa, ma certamente, data la situazione, costituisce un fatto sensibilmente significativo. Si può supporre in base a dati documentali certi che ci siano state gravi difformità, e che molto probabilmente neanche Mariottini era stato il primo a sapere che in quel fazzoletto di mare c’era qualcosa.

Quando io ero ragazzino uno dei giochi che mi piaceva di più era quello del “nascondino”, dove tutti i partecipanti si occultavano alla vista di colui che, dopo aver contato ad occhi chiusi si metteva a cercare gli altri, evitando che nella ricerca i compagni di giochi toccassero prima di lui il punto dove il solitario aveva sillabato ogni numero per un minuto di tempo. Ecco, il gioco era di mio gusto, ma non mi piace applicare questa logica puerile al ritrovamento archeologico. Essere i primi a fare “tana” in qualche stanza di una qualche pubblica istituzione, per avere il merito (e i quattrini) del ritrovamento, è una “variante” non troppo onorevole.

Alla luce di tutte queste difformità però Mariottini non è un vincente in questa situazione, neanche per la questione del ritrovamento, neanche se una giustizia “disattenta” gli diede ragione. Il primigenio documento di Foti inoltre non porta l’ora della denuncia (se gli ex-ragazzi avessero avuto carta in mano della dichiarazione fatta alla finanza sarebbe stata altra storia), è firmato con penna rossa, e inoltre tutti sanno che ciò che è scritto “fuori dai margini” non vale; le firme e il contenuto di ciò che scrive Foti con penna rossa, soprattutto allora, erano sufficienti ad invalidare qualunque dichiarazione. Si ribatterà che queste ultime sono pignolerie, ma “stranamente” valide per cittadini qualunque. Io ancora oggi, quando mi trovo ad adempiere a qualche dovere scritto e formale, c’è chi mi fa ripetere tutto se solo mi azzardo a firmare con “penna blu” nonostante le regole in materia siano diventate più elastiche. Un uomo di burocrazia come Foti, tutto ciò lo sapeva più che bene. Con il Prof. Giuseppe Braghò abbiamo parlato anche del ruolo della 'ndrangheta, e se ruolo vi sia stato questo è probabilmente marginale e relativo alla compravendita di reperti, ma qui la criminalità organizzata funge soprattutto da comodo capro espiatorio.

Riguardo ai compiti dati successivamente a Mariottini in relazione ad operazioni di archeologia subacquea, bisogna aggiungere che è qualcosa di incredibile; al limite, se Mariottini avesse conseguito un titolo adeguato, si sarebbe potuto tener conto dei “meriti acquisiti” per ottenergli un incarico, ma ciò che è stato fatto è fuori dalla legge. Mariottini era già stato ben pagato per la “scoperta” dei Bronzi e non c’era nulla di cui essere “debitori”, inoltre aveva ben sfruttato la sua fama con i vari media nazionali in ogni senso. Su tutto ciò una parte dell’establishment culturale glissa, perché non mi stanco di ripetere che il primo articolo della costituzione reale è che ciò che vale per il cittadino comune non vale per circostanze che vedono coinvolti poteri forti o situazioni considerate “inopportune”. Lo studente o lo studioso che si applica sui libri e sul campo per ottenere un risultato è impotente di fronte alla congrega degli interessi che lo sovrastano; al cospetto di casi di ingiustizia vi sentite rispondere semplicemente con un’alzata di spalle, nel migliore dei casi. Gode sempre di immunità chi ha le “spalle coperte” o può contare su qualche blasone, con le dovute e numerose eccezioni.

Sconvolgente poi il processo per definire chi fosse il reale scopritore delle statue: una costruzione imponente senza esibizione della prova originale del ritrovamento; un “mare di carte” dove si dà per scontata la buona fede di tutti e la conformità di legge a documenti citati ma non letti e tanto meno acquisiti. La realtà è che quando si fa una grande scoperta le implicazioni politiche sono sempre molto grandi. Perfino alcuni archeologi sottovalutano la potenza che acquista una comunità sociale che si riappropria dei simboli della propria cultura, del proprio antico passato o meno. La forza del simbolo insita nella grande scoperta archeologica fa da grande volano alla rinascita economica e culturale di una comunità, e questo solo secondariamente perché attrae turisti e muove un indotto commerciale, in quanto da sempre, quando un gruppo sociale si può identificare nelle proprie vestigia e anche nella magnificenza delle proprie opere moderne, si orienta verso la crescita. Ecco perché fu necessario nella seconda metà dell’800 completare a qualsiasi costo il Ponte di Brooklyn a New York prima di fornire i servizi essenziali a grandi fasce di popolazione che vivevano aldilà dell’isola di Manhattan, ed ecco perché fu più importante, dopo la seconda guerra mondiale, ricostruire in gran fretta il Teatro della Scala a Milano, prima di ripristinare completamente acqua potabile e fognature. Gli esempi sono pressoché infiniti e di ogni genere. Il simbolo, e per eccellenza l’arte, è il “sole” attorno a cui ruotano i meccanismi costitutivi di una comunità. Nelle guerre chi si è posto l’obiettivo di annientare una comunità si è posto il problema di annientare i suoi simboli o di appropriarsene. Se questi ultimi in qualche modo vivono la comunità è destinata a vivere, e chi vive nel “bello”, accompagnato da simboli evidenti, sviluppa un maggiore senso civico, etico e una costumanza più significativa relativa alla cultura di appartenenza. Alla luce di tutto ciò gli interessi che si muovono spesso attorno alle antichità sono enormi, ed evidentemente non sono solo, come credono una parte dei cattedratici, dei godimenti culturali che accrescono la propria elitaria sensibilità e le proprie conoscenze; c’è molto di più.

Ritornando al Prof. Braghò, bisogna dire che ha avuto il grande merito di aver portato alla luce prove documentali di eccezionale importanza, altro che vedere “altri lati della faccenda”… E’ stato il primo ad accedere alle carte ufficiali, ed è particolare il fatto che in un mondo accademico che pullula di poltrone, nessuno si sia scomodato prima più di tanto, e di voci strane sui bronzi, anche autorevoli, ne erano circolate tante. E’ vero che a nessuno veniva concesso di avvicinarsi ai carteggi, ma quantomeno studiosi titolati e giornalisti degni di questa qualifica avrebbero dovuto denunciare lo stato delle cose, e allora sarebbero emersi almeno questi aspetti inquietanti.

Giuseppe Foti è passato a miglior vita, Alcherio Gazzera ha ricevuto “l’abbraccio degli Dei”, Elena Lattanzi è andata in pensione, Enzo Rudatis si è barricato, Stefano Mariottini si è eclissato, e va ricordato con dispiacere che poco tempo dopo la scoperta dei bronzi subì gravissimi lutti. Oggi una parte degli “attori” successivi, diremmo gli epigoni dei protagonisti degli anni 70, recita timorosamente “parti mediocri” con “talento mediocre”, ma la questione dei Bronzi è più attuale che mai. Va ricordato che il presidente Sandro Pertini sulle prime andò su tutte le furie quando seppe di questi “pasticci”, ma le ragioni di Stato determinate dalla telefonata dell’Eni fecero prendere altre rotte, comunque inique, anche se probabilmente egli non digerì mai gli sviluppi di questa storia; si sa, l’Italia è un paese che scopre spesso motivi per fare un’infinità di eccezioni a dispetto di regole marmoree.

Il fatto che il Getty Museum abbia restituito un pò di tempo fa reperti antichi di una certa importanza, potrebbe determinare una chiusura di fronte a questioni ancora più scottanti tra noi e gli amici statunitensi, come a dire: “vi abbiamo fatto contenti, ora non chiedeteci più nulla”. Il rischio che chiudendo determinati casi se ne vogliano chiudere molti altri a mio avviso è reale, o quantomeno è una minaccia per moltissime questioni aperte. Il rischio che non si vogliano far emergere del tutto fatti molto scottanti per non turbare trattative in corso su altri casi che preludono alla restituzione di antichità e opere d’arte, è altrettanto reale. C’è infine l'eventualità che la “buona volontà” dimostrata dai musei americani, dalle autorità oltreoceano e dalle istituzioni anglosassoni, in realtà serva anche da copertura su altri casi, con la precisa e solerte intenzione di chiudere “la partita” in modo definitivo il prima possibile.

C’è stata, negli ultimi tempi, anche un'altra appendice inquietante. In Calabria si parlava di “clonare” i Bronzi per gli usi rappresentativi più diversi. Le figlie del Fu Foti invece uscivano allo scoperto dicendo che ce le avevano loro stesse in eredità dal padre. Senza che nessuno sapesse nulla e senza nessuna autorizzazione ufficiale, Giuseppe Foti, contravvenendo alla legge, fece realizzare da una prestigiosa fonderia di Verona delle copie perfette dei bronzi. Sapete qual è stata la risposta di istituzioni locali e anche nazionali, attraverso la bocca del politico di turno? “Ah, che sorpresa, beh allora magari le compriamo!” Invece di cercare di capire perché, dove e come siano saltate fuori queste costosissime copie di cui nessuno sapeva nulla, i “nostri” le vogliono comprare…Chiamateli pure “dettagli trascurabili della faccenda".

Voglio fare una considerazione generale: le testimonianze di come le soprintendenze mercanteggino con amici o amici degli amici quando si trovano reperti archeologici, con l’intenzione di dare autorizzazioni alle imprese edili o bloccare i lavori a secondo delle “opportunità” o di altro, sono da sempre un costume nazionale, più spiccato al Centro-Sud, e le “malelingue” dicono che la Calabria non fa eccezione, anche se il fenomeno dei “tombaroli” appare in questa regione quantomeno più controllato. Per evadere un po’ da tutto il marciume che ci circonda voglio suggerire di cogliere l’occasione di una vacanza o di altro per passare qualche ora del proprio tempo a visitare i musei di Reggio Calabria, Locri, Crotone, Vibo Valentia, Nicotera, Catanzaro, Sibari, Cosenza, per citarne solo alcuni, data la straordinaria ricchezza e bellezza di queste collezioni. Fenix e il gruppo editoriale ad essa relativo è in prima linea nel fornire un informazione onesta su questi temi. Noi non prendiamo contributi statali per l’editoria, non siamo l’organo di stampa di qualche soprintendenza, e la nostra forza siete voi lettori, professori, appassionati e studiosi, che scelgono noi per la serietà, lo spirito di frontiera e l’onestà intellettuale che da sempre sono il nostro modo di ricambiare la vostra fedeltà. I Proci non ci hanno conquistato, e anche i nostri detrattori lo sanno.

Gino Pitaro

Foto 11. Bronzo B - reggiscudo con i fori di tenuta per lo scudo, che NON sono incrostati come tutto il resto.

Foto 12. Bronzo B - particolare del reggiscudo con segni di effrazione.

DOMENICO CAMPAGNA. Uno dei 4 ex-ragazzi scopritori dei Bronzi di Riace. Mima la postura di una delle statue che vide sul fondo, quella a braccia aperte...

Articolo Articolo Commenti Commenti (0) Storico Storico Stampa Stampa


Young Lions 2006

powered by dBlog CMS ® Open Source