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Young Lions Blog

Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

Gli elementi ci sono tutti per un fantasy-noir in piena regola. Nemesis, il primo romanzo di Giorgio Gatto Costantino è la storia di un’antica maledizione che grava sulla città di Reggio Calabria e che causerà grandi catastrofi se nessuno cercherà di impedire il furto del quattrocentesco Pentateuco ebraico. L’unica traccia lasciata dalla comunità ebraica espulsa da Reggio il 25 luglio 1511, infatti, non doveva mai essere spostata, pena l’avverarsi della maledizione scagliata dall’ultimo ebreo mentre era già sulle onde dello Stretto in nome della dea della giusta vendetta: Nemesis. Ma qualcuno vuole rubarlo. E toccherà ad Ulisse, l’integerrimo carabiniere, protagonista del romanzo, salvaguardare il Pentateuco e salvare Reggio in pericolo. Ma protagonista è, soprattutto, la città, com’era un tempo e com’è oggi. Ed i reggini con il loro fatalismo che, nonostante la perfidia del destino, gli ha permesso sempre di risollevarsi e ricominciare, ricostruendo sulle stesse pietre quanto era stato distrutto. E qui, il romanzo dal noir si riallaccia al fantasy per via delle voci ed ombre che Ulisse vede materializzarsi dall’aldilà: anime provenienti direttamente dalle pagine della storia che lo accompagnano in un viaggio a ritroso nella Reggio del Cinquecento, lungo le tracce del passato per comprenderlo. Fantasy ma non troppo. Perché come scrive lo stesso autore “chiunque vive con intensità la propria vita, trasmette alle cose che fa o all’ambiente in cui vive, parte della propria energia vitale. Quell’ambiente e quegli oggetti diventano il punto di contatto fra chi è vivo oggi e chi era vivo ieri. Purché chi è vivo sappia ascoltare”. Ed è questo il messaggio profondo del romanzo che ha come filo conduttore la passione per la propria terra e la memoria. Quella memoria di cui si dovrebbe fare tesoro per affrontare meglio il presente e la cui mancanza ha determinato, con la complicità inesorabile del fato, tragici eventi. Ma, alla fine il bene trionfa. E il Pentateuco rimane a Reggio. Tuttora custodito nella teca della biblioteca comunale, testimone solenne delle continue distruzioni e rinascite della città.

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Di Ginux (del 30/08/2010 @ 11:30:37, in Letteratura, Arte, Musica, Cinema, linkato 18 volte)

Un libro necessario come pochi, per riscoprire un grande autore: eccellente tragediografo, ma soprattutto poeta insigne, che ha pagato con ristrettezze e povertà il suo essere eterodosso, oggi si direbbe "politicamente scorretto" o piuttosto inviso al regime borbonico. Con questo poema "Ceceide", uno dei capostipiti della letteratura erotica e dialettale moderna tout court, si copre in minima e insufficiente parte un vuoto editoriale.

Vi si narra la morte e l'anniversario della stessa di una prostituta tropeana, Cecia. Il suo funerale sacro e profano, la sua piena adesione ad una vita "generosa", accorta e furba, poi di gran ruffiana ma bonaria, ne fanno l'icona di chi ha preso e ha dato nella vita con abbondanza, portando spensieratezza e felicità, come alcune sue "colleghe", mentre altre rinnegano in punto di morte ciò che sono state in vita. Cecia non rinnega nulla, ma in vita ha dato e preso tutto con gioiosa accettazione o vivace arguzia. Il suo funerale avviene in pompa magna, così come il primo anniversario della sua morte, con religiosi e "pellegrini" da ogni dove. 

Libro consigliato, edito da Carello Editore: www.carelloeditore.com  , anche su IBS: www.ibs.it

Nota del Sistema Bibliotecario Vibonese:

Tramandata oralmente e ritenuta dall'immaginario popolare l'espressione più alta della poesia dialettale "oscena",
La Ceceide se ha consacrato la fortuna di Vincenzo Ammirà ne ha anche decretato l'oblio, impedendo una lettura più serena e approfondita della sua opera.
Una vicenda che per certi versi si intreccia con la vita di questo liberale e patriota osteggiato in vita e quasi dimenticato dopo la morte, avvenuta nel 1898.

Poeta di diffuso intimismo, di velata malinconia, Ammirà è oggi considerato tra i maggiori esponenti della letteratura dialettale calabrese.
E la rilettura della sua opera più nota - che qui si ripropone in un'edizione critica che ristabilisce il testo dal confronto tra le varie versioni conosciute - permette di cogliere i vari aspetti di questa grottesca ed estrosa celebrazione di un'etèra, che è in sostanza un inno alla vita, al piacere, alla trasgressione.
Un canto che ha legami profondi con la cultura popolare, che si unisce a una colta e accattivante teatralizzazione per ribadire l'identità tra vita - sesso - felicità.

www.sbvibonese.vv.it

Gino Pitaro

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Di Ginux (del 28/08/2010 @ 19:23:20, in Letteratura, Arte, Musica, Cinema, linkato 23 volte)

Green Talbot nasce nel 1919, in tempo di pace - una pace acerba, troppo giovane per dare frutti, una pace che sarà una parentesi di attonito silenzio fra due conflitti mondiali. Non sa cosa l'aspetta in quel secolo nuovo e fragoroso: sa solo che per trovarlo deve lasciare la sua casa di Tranquillity, dove il tempo ristagna pigro, e gettarsi nel mondo, tra la gente. Green Talbot corre verso quel mondo con curiosità e attenzione. Attraversa l'oceano rischiando la vita ma guadagnandosi amici insperati, e si ritroverà nei luoghi dove la storia ha cambiato il suo corso: l'America della Grande Depressione, l'Europa del dopoguerra, l'Italia del boom economico. E scopre in sé una possibilità unica: attraversare tempo e spazio, percorrere l'intero Novecento e i suoi furori, i suoi personaggi estremi e indimenticabili, le sue città distrutte, depresse o ricostruite, da ogni cosa raccogliendo vita e senso, amicizia e amore, scoprendo gli altri attraverso se stesso. Nella "Sinfonia del tempo breve" si narra la storia di una vita che è tutte le vite. Di un uomo che raccoglie in sé tutto l'umano e si mette in ascolto del mondo. È un romanzo d'avventura, un'allegoria, una metafora dell'esistenza, pagine di un immaginario che vive e respira dentro ogni cosa.

Edito da Salani questo bel romanzo vincitore del Premio Tropea 2010. Green Talbot è una delle tante metafore dell'esistenza umana. Il senso della vita è anche nel viaggio che noi percorriamo. E' il viaggio lo scopo stesso ed è il viaggio che ci plasma, ci rende diversi eppure sempre uguali nella nostra intima essenza, che è quella di cercare e conoscere. Una bella variabile del mito di Ulisse in chiave anglosassone e mitteleuropea.

Il Premio Tropea dopo solo 4 edizioni si dimostra una kermesse eccellente, in grado di consacrare autori. Le scelte del Premio Tropea non sono mai banali, dalla prima vittoria di Saviano, passando a Gianrico Carofiglio e il suo bellissimo romanzo ambientato a Bari dall'accattivante titolo "Il passato è una terra straniera", fino a Carmine Abate. Il premio Tropea scova quei testi o quelle situazioni letterarie che sono destinate a rimanere nella memoria e nel tempo.

Sito del Premio Letterario Tropea:  www.premioletterariotropea.org

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Cani ricchi di umanità e uomini che purtroppo non sono come cani. Questo è l'omaggio appassionato che Lorena Minardi fa a questi grandi amici dell'uomo. Cani che ripercorrono il mito di Ulisse, cani portatori di handicap, capaci di dialogare con "umani", anche loro falcidiati nel corpo o nell'anima, perché non di rado una mancanza si trasforma in qualità di ascolto o in più acute facoltà psichiche o intellettuali.

Uomini che non sempre riescono a dare quello che i cani danno, purtroppo, non sempre. E' questa anche la provocazione della scrittrice. Il libro si legge in un paio d'ore e la sensazione è quella di guardare i nostri amici di sempre con occhi rinnovati.

Chi acquista il libro sostiene il canile di Imola.  Costo: 10 Euro.

Riferimenti:

www.editricelamandragora.it  (la casa editrice del libro)

www.canile.imola.info

www.amicideicani.net

E' possibile contattare anche l'autrice su facebook

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Il bel noir di Gianfranco Cambosu si legge tutto d'un fiato. Tra una Sardegna quasi ancestrale e sconosciuta si dipanano le vicende dei malviventi Cadena e Tinteri, unici sopravvissuti della banda, e dei due misteriosi ostaggi trattenuti all'interno di una banca, dopo una rapina andata male. Dopo però capitano cose strane fuori dall'edificio. Chi sono i veri ostaggi? Le forze dell'ordine dovrebbero controllare la zona in modo diverso e agire altrettanto differentemente da come stanno facendo, ma all'esterno succedono avvenimenti che sono avulsi al normale dipanarsi di situazioni del genere e alla logica. Anche la rapina fallita pone molti interrogativi. Qual'è la verità? Ogni protagonista per allentare la pressione narra dei racconti agli altri, che forse sono ciascuno una parte della propria storia personale. Il romanzo si segue come un filo d'Arianna, fino allo scioglimento dell'enigma o quasi.

Libro consigliato, l'unico problema potrebbe essere la reperibilità di questo testo.

A chi dovesse avere difficoltà ad acquistare il libro, si suggerisce di contattare una libreria Feltrinelli e farselo inviare attraverso la rete interna di questa stessa o rivolgersi a F.lli Frilli Editori tramite email, facebook o telefono; riferimenti all'indirizzo www.frillieditori.com

Gino Pitaro

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Di Ginux (del 18/07/2010 @ 17:37:00, in Letteratura, Arte, Musica, Cinema, linkato 47 volte)

KAFKA SULLA SPIAGGIA di Murakami Haruki

Un ragazzo di quindici anni, maturo e determinato come un adulto, e un vecchio con l'ingenuità e il candore di un bambino, si allontanano dallo stesso quartiere di Tokyo diretti allo stesso luogo, Taka-matsu, nel Sud del Giappone. Il ragazzo, che ha scelto come pseudonimo Kafka, è in fuga dal padre, uno scultore geniale e satanico, e dalla sua profezia, che riecheggia quella di Edipo. Il vecchio, Nakata, fugge invece dalla scena di un delitto sconvolgente nel quale è stato coinvolto contro la sua volontà. Abbandonata la sua vita tranquilla e fantastica, fatta di piccole abitudini quotidiane e rallegrata da animate conversazioni con i gatti, dei quali parla e capisce la lingua, parte per il Sud. Nel corso del viaggio, Nakata scopre di essere chiamato a svolgere un compito, anche a prezzo della propria vita. Seguendo percorsi paralleli, che non tarderanno a sovrapporsi, il vecchio e il ragazzo avanzano nella nebbia dell'incomprensibile schivando numerosi ostacoli, ognuno proteso verso un obiettivo che ignora ma che rappresenterà il compimento del proprio destino. Diversi personaggi affiancano i due protagonisti: Hoshino, un giovane camionista di irresistibile simpatia; l'affascinante signora Saeki, ferma nel ricordo di un passato lontano; Òshima, l'androgino custode di una biblioteca; una splendida prostituta che fa sesso citando Hegel; e poi i gatti, che sovente rubano la scena agli umani. E infine Kafka. "Uno spirito solitario che vaga lungo la riva dell'assurdo".

Splendido libro, una sorta di romanzo di formazione, di iniziazione nei meandri dello spirito, del mondo interiore, ma anche di quello esteriore, vissuto nella dinamica del "viaggio". E' nel viaggio che conosciamo meglio noi stessi; il viaggio e quello che ci capita nel percorso della vita o quando intraprendiamo, nel senso fisico, un strada, costituiscono già di per sé un programma, una summa di indicazioni, suggerimenti, linee guida. La strada ci è maestra. Un qualsiasi percorso fisico diventa anche emotivo e formativo. Bel libro, consigliato.

 

SURVIVOR di Chuck Palahniuk

Tender Branson, ultimo membro sopravvissuto di una setta, narra la storia della sua vita alla scatola nera di un aereo che sta precipitando al largo dell'Australia. In un crescendo delirante Tender racconta di quando viveva nella comunità della setta ignaro dell'esistenza di un mondo evoluto, e descrive i suoi lavori di maggiordomo, di suggeritore di galateo per "nouveaux riches" in difficoltà, di istigatore telefonico al suicidio. Le sue vicende raggiungono l'apice quando rimane l'unico superstite al suicidio di massa dei membri della setta e grazie alla cinica assistenza di un agente dello spettacolo. Ma le cose si mettono male quando emergono le prove che i suicidi della setta sono in realtà degli omicidi.

Bel libro su una certa società americana e occidentale, sempre più alienata. La selva urbana dove si muovono i personaggi è quella di una solitudine profonda. E' nei meandri urbani che si incontrano realtà problematiche, nicchie inosservate dove nascono impulsi positivi o negativi, si generano mostri o fiori sull'asfalto. L'america di oggi, quella urbana e quella rurale, è un grande villaggio globale dove si muovono i personaggi. Il tono ora surreale e grottesco nell'insieme finisce per fornire una fotografia feroce e realistica di una certa realtà del mondo occidentale, tuttavia i protagonisti sono inquieti, viaggiano e vagano in fin dei conti per trovare un senso, per generare un senso delle cose che non ripeta il passato e i suoi errori. Si, Survivors di un mondo nuovo.

Gino Pitaro
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Di admin (del 29/06/2010 @ 18:10:13, in Ufologia e Frontiere della Ricerca, linkato 82 volte)

L'articolo di Gino Pitaro pubblicato lo scorso anno nel mese di Gennaio è oggi disponibile nella versione PDF.

Scarica il file (salva ogetto con nome): Scarica l'articolo

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Di Ginux (del 06/06/2010 @ 20:10:08, in Cinema, linkato 146 volte)

Regia e Sceneggiatura: Michelangelo Frammartino; Fotografia: Andrea Locatelli; Montaggio: Benni Atria, Maurizio Grillo; Anno:2010; Nazione: Italia/Svizzera/Germania; Distribuzione: Cinecittà Luce; Durata: 88 min; Data uscita in Italia: 28 maggio 2010; Genere: documentario.

Sullo sfondo di una Calabria aspra e magica, i cicli della vita e della natura, le tradizioni dimenticate, il segreto di quattro vite misteriosamente intrecciate l’una nell’altra.

"Le film français", gli ha dedicato la copertina: ed è certo che Le quattro volte di Michelangelo Frammartino, unico italiano alla Quinzaine des Réalisateurs, rappresenta la quintessenza del film da festival. In un circuito sempre più commerciale, ci vuole del coraggio per dedicare anni di lavoro alla realizzazione di un'opera senza dialoghi, senza musica e senza attori: anzi, che mira a liberare lo spettatore dalla tirannia del racconto antropocentrico fino ad abolire la presenza umana. Se nel primo capitolo, infatti, compare un vecchio pastore morente, dei tre successivi sono protagonisti un capretto, che vediamo uscire dal ventre materno, un grande albero e i resti di questa stessa pianta, bruciati dai carbonai e trasformati in minerale. Quasi quattro film in uno, ma coagulati intorno a una teoria attribuita a Pitagora (nell'uomo si riassumono i quattro "regni", fino al vegetale) e tutti girati in Calabria. Accurato nelle immagini e nei suoni, un film ieratico nel solco del cinema di Franco Piavoli e di pochissimi altri.

di Roberto Nepoti - La Repubblica -

Roberto Nepoti è stato anche mio professore! : - ) Consiglio vivamente di vedere questo film o di recuperarlo in DVD.

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I fratelli Rupe, Sarmùra, la Calabria sono gli elementi che, intrecciandosi, danno vita al romanzo, protagonisti, ciascuno a suo modo, di una vicenda collocata agli albori del Ventesimo secolo, in un periodo di profondi rivolgimenti sociali. Il romanzo possiede una forte carica evocativa di sentimenti intensi e di drammi personali, familiari e collettivi. L'intreccio è ricco e la vivezza dei personaggi gli attribuiscono un fascino che dura nel tempo. Anche in una costruzione corale come quella de I fratelli Rupe, Répaci immette la sua capacità di indagare e raccontare della forza delle pulsioni che creano problemi, rompono equilibri, animano le esistenze. Si tratta spesso di relazioni dense di sensualità, talvolta tormentate, talaltra trasgressive. La pennellata dell'autore, mai approssimativa, è colorita, forte, espressiva, capace di dare al racconto densità e sapidità.

La saga dei fratelli Rupe è composta da vari volumi, ma ognuno può essere letto come un discorso letterario a sé, soprattutto il primo volume, bellissimo e immancabile.

C'è anche un gruppo facebook, curato da me, che aggiorna su iniziative che ruotano attorno allo scrittore calabrese e suggerisce letture.

SUGGERISCO ANCHE COME LETTURA, PARTICOLARMENTE IN ESTATE, IL LIBRO DI CARMINE ABATE "TRA DUE MARI".

La quarta di copertina:

Giorgio Bellusci ha un sogno nella vita: ricostruire il Fondaco del Fico, una locanda nei pressi di Roccalba, paesino della Calabria "appoggiato come un ferro di cavallo su una collina tra due mari, lo Ionio e il Tirreno".
 La locanda custodisce una memoria preziosa: un giorno di ottobre del 1835 - ai tempi d'oro del bisnonno di Giorgio Bellusci - al Fondaco del Fico si fermarono tre viaggiatori e un cane; uno dei tre uomini era Alexandre Dumas.
   Nel secondo dopoguerra, in questa stessa Calabria remota, in questa terra scandita da boschi, burroni, rovi e colline isolata dagli infiniti tornanti delle sue rare strade, martellata da un sole furibondo, arriva Hans Heumann, giovane fotografo tedesco che, come tanti stranieri prima di lui, è venuto fin qui al sud in cerca di luce, di paesaggi, di nutrimento per la sua arte. Sarà proprio Giorgio Bellusci, suo coetaneo, ad accompagnarlo nelle esplorazione e nella scoperta. Il loro rapporto resisterà alla lontananza, al tempo e al destino che fa sì che il primo diventi un fotografo di fama internazionale e il secondo un patriarca passionale e "sgherroso". E infine il figlio di Hans sposerà la figlia di Giorgio.
Da questo matrimonio nasce Florian, ragazzo diviso tra due mondi e due culture, tra Amburgo e la Calabria, che racconta in prima persona la storia di Giorgio Bellusci, intrecciata a quella del Fondaco del Fico e cadenzata da viaggi leggendari.

E' un libro fantastico, dove una grande amicizia diventa un viaggio che genera altri viaggi: interiori, trasversali, del mondo fisico. Un sud leggendario eppure reale, sospeso tra la precarietà del presente, quella dell'esistenza e la sua incredibile ricchezza. Il vivere tra due mondi diviene un modo di essere, di esistere al mondo con completezza e unicità. 

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Di Ginux (del 19/05/2010 @ 16:31:59, in Letteratura, Arte, Musica, Cinema, linkato 124 volte)

Un giallo decisamente sopra le righe da gustare tutto d’un fiato. Sullo sfondo una Reggio anni ’70 col suo Castello Aragonese ‘splendidamente sdirrupato’, le vecchie comari sedute sul pianerottolo di casa a spettegolare, l’amata Reggina, le cufe, le zanzare, e un caldo che non lascia scampo giorno e notte da maggio ad ottobre. Con ‘La stidda del catuso’ (La stella dello scarico), pubblicato per i tipi di Laruffa Editore, l’autore reggino Danilo Aceto ha imbastito un romanzo breve, ma avvincente, intriso, in ogni pagina, di una regginità, forse ormai perduta, e raccontato in uno scombinato e divertente ibrido italo-calabrese, con qualche pennellata di romanesco. La storia? Un giorno, sulla spiaggia vicina agli scarichi del mattatoio comunale, il ‘catuso’, appunto, Melino, Pinutto e Nico, tre piccoli cuginetti, accompagnati al mare dalla nonna, durante gli immancabili tuffi subacquei credono di trovare una stella marina, reperendo, invece, ben altro, sotto gli occhi terrorizzati della povera Tita. Contemporaneamente, la polizia avvia un’inchiesta su un uomo, al di sopra di ogni sospetto, trovato morto nel suo magnifico attico ‘con vista mozzafiato sullo Stretto, da Ganzirri sino all’Etna compresi’. Il caso viene subito affidato al commissario Pino Laface della questura di Reggio, reggino d.o.c. con la passione per la musica rock e la cucina della moglie Santa che rivendica ogni giorno ‘il suo passaporto calabrese’. Le indagini proseguiranno all’insegna delle lavate di capo del procuratore Paola Coladenti, macchiata della terribile colpa di non essere ‘indigena’, mangiate di ‘maccarruni i casa col ragù, purpetti i mulingiani e babà al rum’, ingurgitate avidamente da Laface e dai suoi fidi collaboratori: Chiovu, pescivendolo del mercato coperto di via Aschenez con la passione per la matematica e la cultura, e Caccamo, presunto dipendente del Ministero dell’Interno a Roma ed inguaribile donnaiolo. Alla fine, tra travestimenti, operazioni folcloristiche e colpi di scena, il caso verrà risolto, con l’inaspettato aiuto dei tre picciriddi che non si rassegnano a perdere la loro preziosa stidda. Un finale coi fiocchi, coi protagonisti che si prendono il meritato riposo godendosi una gita in barca sulle acque dello Stretto in una caldissima giornata d’estate. (Articolo pubblicato su Calabria Ora del 8.6.08, a firma Marina Crisafi)
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